lunedì 29 gennaio 2018

I poster dell'Angelico 1.


A quasi 600 anni dalla sua realizzazione, la Tebaide esposta agli Uffizi non ha ancora svelato tutti i suoi segreti e continua a far discutere gli storici sotto parecchi aspetti. Uno di questi è che probabilmente non sono quasi 600 anni, bensì meno di 300. Ma andiamo per ordine.

Una Tebaide è qualcosa di molto simile a un manifesto pubblicitario che reclamizza non tanto la regione tebana, quanto un ritorno alla vita eremitica e/o conventuale che ivi si svolgeva verso il IV secolo d.C., a diretto contatto con la natura (diremmo oggi), una natura sempre amica, e all'insegna della povertà e dell'essenzialità.  Il dipinto degli Uffizi è il più noto di questo genere, e il meglio conservato. La sua storia, anche attributiva, è però piuttosto complicata. Se ne ha la prima notizia nel 1777, quando era proprietà di Ignazio Hugford. 3 anni dopo, fu ereditato da tale Lamberto Gori che la rivendette alle Regie Gallerie fiorentine come opera di Gherardo Starnina. Variamente attribuito anche a Piero Lorenzetti, a Maso di Banco, a un ipotetico Maestro fiorentino del XV secolo, fu per la prima volta assegnato all'Angelico da Roberto Longhi nel 1940, nella sua storica monografia Fatti di Masolino e di Masaccio. Scrive Longhi:

E sebbene in questa tavola la necessità imposta di  esemplarsi sul grande cartellone eremitico di Pisa, a sua volta desunto da qualche schema bizantino, non permettesse all'artista di unificar prospetticamente tutto il racconto (che non esiste la sintesi di un calendario o di un elenco, a meno di sopprimerlo), ch'egli sapesse tuttavia di spazio assai più di quanto a prima vista non possa mostrarci è facile indurre solo che si isoli ogni episodio: per citarne il più complesso, quello del lamento sull'eremita morto [sotto].




Parte degli affreschi, o quel che ne rimane, del Camposanto di Pisa 

In realtà la Tebaide degli Uffizi non ha riferimenti agli affreschi del Camposanto di Pisa raffiguranti Storie degli anacoreti (1340?) cui allude Longhi, in pessimo stato non per colpa loro (bombardamenti tedeschi), e il cui autore è oggi riconosciuto unanimemente Buffalmacco. Anche perché non si hanno notizie di soggiorni pisani dell'Angelico. Si è ipotizzato casomai un debito nei confronti di un trittico realizzato da Grifo di Tancredi che mostra, nello scomparto centrale, la dormizione di un eremita. Grifo fu attivo a Firenze, per cui, nonostante oggi il trittico sia alla Scottish National Gallery di Edimburgo, l'Angelico può aver visto il trittico, o comunque un'opera ad esso riconducibile. Si tratta di una composizione bizantineggiante fatta risalire al 1285 circa. L'Angelico la vide - se la vide - quasi un secolo e mezzo dopo. Riplasmò il tutto da par suo!

Il trittico di Edimburgo

Sia nel trittico di Edimburgo sia nella Tebaide degli Uffizi vi sono minuziosamente rappresentati episodi solenni, sereni, curiosi, grotteschi, non di rado divertenti, comunque edificanti, sulla vita dei santi e/o eremiti nel deserto. Dalla belloccia che tenta S. Antonio al monaco sul carretto trainato da due leoni, all'altro anacoreta che riceve il cibo in un cestino fatto scendere dall'alto con un filo, al citato lamento sull'eremita morto (Efrem il Siro), non sono mai episodi campati per aria. Anche quando mostrano rapporti stranamente complici tra monaci e animali per noi esotici - orsi, tigri, leoni -, sono sempre e comunque tratti da fonti agiografiche ben precise. Non tutti sono stati ancora identificati. La consapevolezza di tale situazione ha portato tuttavia gli storici a spostare in avanti la datazione della Tebaide degli Uffizi. Avviene il contrario rispetto alla più parte dell'opera di Fra' Giovanni Angelico, che si è oggi portati a retrodatare rispetto a quanto postulato per secoli, il che ha consentito di considerare definitivamente il Frate di Fiesole non un artista a rimorchio del Rinascimento, ma al contrario del Rinascimento uno dei principali iniziatori oltreché protagonisti. 
Per la Tebaide, considerata per anni uno dei lavori giovanili dell'Angelico, quindi risalente a prima del 1520 quando ancora si chiamava Guido di Piero, si tende oggi a ipotizzare una data intorno al 1525. Alessandra Malquori, nel bellissimo Atlante delle Tebaidi e dei temi figurativi, scritto con Manuela De Giorgi e Laura Fenelli (Centro Di, 2013), la pone in funzione dell'opera di Ambrogio Traversari, teologo dell'ordine dei Camaldolesi, che l'Angelico frequentò assiduamente in Santa Maria degli Angeli. Scrive la Malquori:

[Traversari] attorno al 1423 concluse la prima stesura della traduzione latina delle Vite dei Padri, una raccolta di scritti greci che finalmente permettevano di attingere dalle fonti l'antica testimonianza della Chiesa delle origini, quella degli asceti nelle solitudini del deserto egiziano. Tra gli scritti che egli traduce vi è il Prato dei santi di Giovanni Mosco, che comprendeva molte storie che l'Angelico raffigurerà (...).

 
Nel 2002 un'altra Tebaide fino allora praticamente sconosciuta, proveniente da Budapest, dopo un restauro all'Opificio delle Pietre Dure, fu esposta alla mostra Masaccio e le origini del Rinascimento, che si tenne a San Giovanni Valdarno. E complicò notevolmente le cose. 
La tavola di Budapest, pur essendo solo il frammento della parte sinistra (se ne conosce anche l'estremità destra, oggi di ubicazione ignota), è una copia esata di quella degli Uffizi. Miklos Boskovits, nella scheda del catalogo, scrisse:  

la circostanza che le due composizioni sono praticamente identiche è piuttosto rara  in un'epoca in cui il concetto della copia esatta, "sovrapponibile", era ancora ignoto. 

A Vespignano con Antonio Natali, giugno 2015
Formulò poi l'ipotesi che i due dipinti fossero della stessa mano, e dunque quella dell'Angelico. In seguito, analisi più accurate dei dipinti rivelarono che i pigmenti usati erano diversi. La tavola degli Uffizi - peraltro anche troppo ben conservata - era in legno d'abete, quella di Budapest di pioppo, ben più diffuso in epoca rinascimentale. Nel 2009 Antonio Natali, direttore degli Uffizi, avanzò, non senza una certa audacia, una controipotesi: che la tavola originale dell'Angelico è quella di Budapest, mentre quella degli Uffizi non è che una replica, realizzata o commissionata nel '700 da Ignazio Hugford. 
A quanto ne so, Natali non fu massacrato dai colleghi come forse temeva. Al contrario, Alessandra Malquori fu d'accordo con lui anche per motivi stilistici, che non potevano essere evidenti prima del restauro del dipinto di Budapest. A un confronto con quello degli Uffizi, quest'ultimo le risulta "condotto con una pittura esemplare ma senza vita. La preparazione e la pellicola pittorica, per quanto ancora integre, sono piatte, prive di consistenza e spessore; la pittura è magra". In quello di Budapest

ogni personaggio è reso con corposità e carattere, non solo nelle figure ma anche nelle fisionomie, con delicatezza di incarnati, cura per l'espressione dei volti e attenzione nella resa delle vesti, di cui si arriva a precepire la differente compattezza (...) Anche la vegetazione è dipinta con estrema cura, nel piccolo orto coltivato dai monaci sul bordo del fiume, come negli alberi e cespugli che fanno di questo deserto un prezioso giardino

Inoltre, un calcolo delle dimensioni della tavola originale nella sua integrità ha permesso di stabilire che queste corrispondono in modo molto più preciso a quella tavoletta di legname di bra. 4 in circha, di mano di fra Giovanni, dipintovi più storie dei santi padri che figura nell'inventario del 1492 del Palazzo mediceo di Via Larga, e che Longhi per primo aveva riferito alla tavola degli Uffizi. Hugford era artista profondamente religioso e di grande cultura, ma anche scaltro commerciante. La Malquori ipotizza che abbia incaricato Lamberto Gori di realizzare la replica.
Non tutti però concordano con questa ricostruzione. Lo stesso Natali precisava che la sua non era una certezza assoluta. Studiosi autorevoli, come Carl Brandon Strehlke, attribuiscono tuttora la tavola degli Uffizi all'Angelico. Il dibattito è ancora aperto.
Unanime è invece l'attribuzione all'Angelico della Tebade brillantemente ricostruita nel 2005 da Michel Laclotte e da Anne Leader. Ma di questo ve ne parlerò a breve.

In margine, un aneddoto gustoso: guardate un po' (sotto) con quanta professionalità e competente attenzione l'agenzia di stampa ADN Kronos dette nel 2002 la notizia del ritrovamento della Tebaide di Budapest.







2 commenti:

  1. Fra le attribuzioni ricordo anche quella a Paolo Uccello giovane, da parte della Cristiani Testi (molti anni fa).

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