venerdì 13 aprile 2018

GABBATO LO SANTO 12. La mistica e l'erudita


Maria Bartolomea Bagnesi e Fiammetta Frescobaldi, a quanto è dato sapere, non s'incontrarono mai. Ebbero però molte cose in comune: l'epoca in cui vissero, l'appartenenza a famiglie facoltose, un'ardente fede religiosa, e le loro vite trascorse per la maggior parte immobilizzate a letto a causa, se non della stessa malattia, comunque di malattie terribili. I loro diversi modi di affrontarle condussero a due diversi destini post mortem.

Via de' Neri. I resti (meglio visibili sulla destra) dell'antico Palazzo Bagnesi

Maria Bartolomea nacque nel 1514 il 24 agosto, appunto San Bartolomeo, dalla famiglia Del Bagno o Bagnesi, che Malispini definisce molto antica. Machiavelli la include tra le famiglie guelfe e in seguito di parte nera. In via de' Neri esistono ancora casa Bagnesi (n. 11) e torre Bagnesi (25r), mentre la vicina via della Mosca era denominata in antico via de' Bagnesi. Silvano Razzi riporta notizia di una Beata Giovanna da Santa Maria in Bagno, monaca camaldolense, passata nella gloria di Dio nel 1105.


La vicenda umana di Maria Bartolomea è tutta imperniata sul contrasto tra l'infanzia felice, ancorché religiosa e morigerata e nonostante la morte della mamma, e le sofferenze da lei patite a partire dall'adolescenza, e che la costrinsero a letto per quarantacinque anni. La sua fede si rafforzava a misura che aumentavano i tormenti, da lei offerti al Signore. Dopo che ebbe preso l'abito di San Domenico nella propria stanza e fatto la professione, le sue condizioni migliorarono e poté alzarsi e recarsi in visita a conventi, in particolare quello di S. Maria Novella. Ma non durò molto. I dolori ripresero se possibile ancora più terribili, e Maria tornò costretta nel suo letto. Più volte ricevette l'estrema unzione. Più volte fu vista in una sorta di estasi. Ebbe il conforto di alcuni confessori tra cui Padre Alessandro Capocchi e Ser Agostino Campi da Pontremoli. Quest'ultimo, per farle da padre spirituale - e lo sarebbe stato per ventidue anni -, lasciò il suo lavoro di Pievano di Borgo San Lorenzo. Per quanto le fu possibile, fu prodiga di opere di carità e di parole buone per chi la visitava. La sua fama era diffusa in Firenze al punto che, quando rese l'anima stremata al Signore, il 28 maggio 1577, i tentativi della famiglia di seppellirla di nascosto, come lei aveva chiesto, fallirono. Al suo funerale parteciparono migliaia di fiorentini. Una lunga processione attraversò il Ponte Vecchio e Maria, secondo il suo volere, fu sepolta nel convento di S. Maria degli Angeli, oggi S. Frediano in Cestello. Un affresco di Giuseppe Servolini, nella foto d'apertura, raffigura l'episodio. S. Maria Maddalena de' Pazzi,  che attribuì a una intercessione di Maria Bartolomea una sua guarigione, ne divenne una devota. La beatificazione di Maria avvenne, a opera di Pio VII, nel 1804.

Via della Mosca, in antico chiamata Via dei Bagnesi.
Alla biografia di Maria sono stati aggiunti in seguito parecchi elementi posticci. Ad esempio che i dolori terribili la colsero la prima volta nel preciso istante in cui il padre le disse che era tempo di pensare a maritarsi. O che la tregua avvenne quando aveva 33 anni, età decisamente troppo evangelica...  In realtà dalla biografia scritta da Padre Alessandro - che la conobbe bene - non risulta nulla di simile. Lo stesso Alessandro non risparmia peraltro elementi agiografici quali le tentazioni che Maria continuò a subire lungo tutta la sua esistenza, ed eroicamente e puntualmente respinte. Vi aggiunge poi episodi curiosi, come a un certo punto l'invocazione da parte di Maria a S. Pantaleone, sconosciuto ai familiari, ma che si scoprì essere il Santo protettore della famiglia. O la sua predilezione per i capperi sotto aceto e per la cicerbita.

La Chiesa di S. Jacopo a Ripoli in via della Scala
Di Fiammetta Frescobaldi, la cui famiglia non ha particolare bisogno di presentazione, parla Giuseppe Richa (1756) nella parte delle sue Notizie istoriche delle Chiese fiorentine relativa alla Chiesa e Convento di S. Jacopo a Ripoli, riportando quanto riferitogli da Padre Vincenzo Fineschi, archivista di S. Maria Novella. Scrive tra l'altro quest'ultimo: 

Suor Francesca nacque di Lamberto Frescobaldi, e di Francesca Morelli, nobilissime famiglie di Firenze, l'anno 1523. Abbracciò in età di 13 anni la religione di S. Domenico nel Monastero di S. Jacopo di Ripoli, in cui dotata di ottimi costumi, fervorosa nella divozione, intenta sempre a leggere, e scrivere, lasciò molti attestati, del suo ingegno, e della sua pietà (...) Certamente doveva essere fornita di un grand'ingegno, di memoria, e di eloquenza per capire cose tanto sublimi, e varie, come ha fatto, ritenerle, porle in ordine, e descriverle con uno stile facile, piacevole, e talora anche critico: Ma ciò, che apporta più maraviglia, si è, che ella scrisse di sua mano tanti, e sì fatti volumi con tal  accuratezza di caratteri, che sembrano da una stamperia usciti. Egli è ben vero, che per lo corso di 38 anni soffrendo una contrazione di gambe, sarà stata dal Monastero di ogni ufizio esente, talché avrà avuto il campo di scrivere, e leggere Autori latini e italiani; ma non di meno sappiamo, che talora oppressa da' suoi fieri dolori, pazientemente gli soffriva, e spesso si faceva portare al Coro.

Enrica Viviani Dalla Loggia, nel suo Nei Monasteri Fiorentini (Sansoni 1946) ci dice che Fiammetta 

scrisse 30 volumi di storia in ottavo e tradusse 118 Vite di Santi dal Lippomanno e dal Surio, opere che purtroppo sono andate perdute (ma ciò che deploriamo di più è la scomparsa della sua corrisopondenza con i migliori letterati del tempo), e un libro di memorie del convento, dal 1575 al 1580. Suor Fiammetta arricchì inoltre il monastero di una preziosa collezione di libri regalatale dai suoi parenti ed amici, ed adornò la chiesa di un bellissimo reliquiario e di due quadretti con l'arcangelo Raffaele e il Santissimo Rosario.

L'ex convento di S. Jacopo a Ripoli in via della Scala
Nel 1941, sulla rivista Memorie domenicane fu pubblicato un catalogo delle opere di Fiammetta ancora esistenti. Si tratta di un totale di 18 volumi manoscritti. Di Della sfera del mondo, divisa in nove parti, ne resta(va)no solo le ultime tre. Fra gli altri titoli, una Storia delle Indie orientali ed occidentali, parecchie vite di Santi tra cui Vite di 12 santissimi padri che fiorirono nella vita monastica, nelle parti orientali, e Le Vite del Serafico Padre S. Francesco istitutore de' Frati Minori e di altri Santi del medesimo Ordine, da essa tradotte dal latino. Della concorrenza, verrebbe da dire.
Infine, Prato fiorito. Merita stavolta riportare il lungo ed eloquente titolo per intero: Il Prato fiorito nel quale come risplendenti fiori sono poste molte attioni eroiche degne di essere imitate con ogni accuratezza da chi brama far profitto nella vita christiana et religiosa raccolte da diversi scrittori greci et latini per comodità degli studiosi da suor Fiammetta Frescobaldi del ordine di s. Domenico in Fiorenza nel ministero di s. Iacopo di Ripoli MDLXXVNe copio un passo dalla dedica a Suor Angela Malegonnelle.

...imperoché non sapendo punto di grammatica né ammaestrata nella arte del ben dire [questo testo] non merita tanto favore, nondimeno le cose che in questo libro si contengono considerate per loromedesime sono bellissime, anzi son tanti vaghissimi fiori, questo sono le cose che in esso si contengono; quello che c'è di male ne è la causa la mia imperitia, quello che c'è di buono ne è da rendere gratia al padre de' lumi dal quale e sanza il quale niente di buono si può fare, il resto tutto imputerete all'ignorantia mia...

La difficoltà di accedere ai manoscritti conservati nell'archivio della famiglia Frescobaldi, che sono la maggioranza, è stata fra le cause per cui gli studiosi si sono concentrati sulle due opere conservate presso l'Archivio di S. Maria Novella, con le sigle IB65 e IB66, dai rispettivi titoli (li abbrevio entrambi) Cronica del sacro ordine de’ frati Predicatori ff. «compita del mese di giugno l’ano 1579», e «Cronica dell·sacro ordine di Santo Domenico, in particulare la fondazione de’ conventi et monasterii di esso ordine nella alma città di Firenze, massimo di quel di SMN et di Sa·Iacopo vocato Ripoli, con aggiunta di altre molte varie cose…, cavato ogni cosa con diligenzia da varii autori… - MDLXXIX»

Una pagina da IB65
Giovanna Pierattini, sempre su Memorie domenicane, ne traccia un ampio riassunto, se di riassunto si può parlare, diviso in 8 capitoli pubblicati tra il 1939 e il 1941. Più di recente, Elissa B. Weaver ne ha scritto in Il velo, la penna e la parola (Nerbini 2009). Ne emerge il ritratto di una donna del Rinascimento, di profonda fede religiosa, certo, quanto straordinariamente moderna. L'attenzione per quanto accade all'interno del monastero è saggiamente bilanciata con gli avvenimenti storici di cui Fiammetta è testimone. Lo stile è del pari asciutto e quasi sempre privo di quella retorica che all'epoca e anche nei secoli seguenti avrebbe spesso appesantito tanti testi. Mi limito a trascrivere un particolare divertente che non conoscevo, in margine alle fastose nozze della veneziana Bianca Cappello con il Granduca Francesco I de' Medici, avvenute nel 1579:

Ogni cosa sa[re]bbe ita bene se [e] viniziani (non però tutti) non fussino stati trovati alle porte avere furate le argenterie in non poco numero, sanza altri danni di trine d'oro e frange spichate da' paramenti de' letti. Queste cose quanto abino intorbidata tale festa si lascia al giudizio di chi legge, però qui non ne dirò altro.

IB66, l'ultima pagina scritta da Fiammetta.
Si comprende già da questo passo come Fiammetta non cercasse affatto di essere imparziale nel raccontare, ma al contrario faceva sempre trasparire le sue opinioni. Non solo. "La Frescobaldi" scrive Weaver "in tutte le sue opere cita scrupolosamente le sue fonti. Più spesso ne fa un elenco all'inizio dell'opera" E all'inizio dell'IB66 nomina tra le altre le opere di Vasari, la storia di Santa Maria Novella che stava allora scrivendo fra Modesto Biliotti che era il confessore delle monache di S. Jacopo, e uno scritto sulle comete di un medico di Bologna, Baldassarre Pisanelli. Ed è a Pisanelli che Fiammetta a un certo punto quasi si rivolge con queste parole:

le cose fatti dagli huomini di propria volontà, non si devono attribuire alle stelle, imperocché l'uomo savio a quelle signoreggia.

Quasi un anticipo di Illuminismo, comunque una sorta di sconfessione dell'astrologia sbalorditiva nel Cinquecento.
Fiammetta si spense nel 1586. Di lei non sono riuscito a trovare alcuna immagine. In tempi recentissimi si è assistito, se non a una riscoperta, per lo meno al risvegliarsi di un certo interesse sulla sua opera. Tuttavia si tratta sempre di un interesse che riguarda l'erudita donna del Rinascimento e non la religiosa. Contrariamente a quanto avvenne per Maria Bagnesi, non furono mai avanzate proposte per la sua beatificazione. Magari, certo, manca(va)no gli elementi necessari (eventi miracolosi, ecc.). Ma, nella mia ingenuità costituzionale, non posso fare a meno di pensare che la figura di una donna straordinariamente colta, dalle conoscenze sterminate anche in campi al di fuori di quelli religiosi, e di conseguenza indipendente, pur nella vita irreprensibile e nel rispetto sempre rigorosamente mantenuto della vita conventuale, potesse all'epoca risultare come incompatibile con la santità.  

Ringrazio l’Archivio di S. Maria Novella (Provincia Romana di S. Caterina da Siena, Ordine dei Frati Predicatori - Domenicani) che mi ha gentilmente permesso di pubblicare le foto dai manoscritti originali di Fiammetta Frescobaldi








 

2 commenti:

  1. mi piace assai quando dice: le cose fatti dagli huomini di propria volontà, non si devono attribuire alle stelle, imperocché l'uomo savio a quelle signoreggia.

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  2. mi piace assai quando dice: le cose fatti dagli huomini di propria volontà, non si devono attribuire alle stelle, imperocché l'uomo savio a quelle signoreggia.

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